Dicembre 2009

Ho attraversato la Manica con l’Eurostar e sono arrivata prima delle 17.00 alla stazione di St. Pancras International, a venti minuti dalla casa di Sandra a Londra. Tutto benissimo, un viaggio che mi ha disintossicato dalla stanchezza degli ultimi tempi.
Sono di nuovo qui, a Londra. Le carte che ho portato in valigia mi permettono di decidere con più calma su ciò che si aspetta da me Cristina Marrari: un libro su suo padre.
Gaetano Marrari, il comandante del campo di concentramento Ferramonti, a Tarsia in Calabria, è il maresciallo, medaglia d’oro per meriti riconosciuti dalla Regione Calabria nel 1984.
Cristina Marrari, sua figlia, mi chiama al telefono in un giorno in cui meditavo di chiudere la Istar editrice che diriggo da anni. Cosa successe subito dopo la breve chiacchierata cui seguì un nostro cordiale incontro, è cosa che cambiò il mio stato d’animo di quei giorni.

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L’oggi

I comportamenti mafiosi sul nostro pianeta hanno dato il segno del proprio potere ed anche tra i giovani prevale la prepotenza, l’ozio morale e l’indifferenza. Siamo stati educati ad esaltare soprattutto la nostra parte bruta.
Nessun governo del mondo è riuscito ad incidere più di tanto sul bene comune e sulla giustizia. La prepotenza avvolge le nostre fasce nervose.
Pallidi personaggi, o onesti cittadini impegnati nei propri ruoli a disegnare un mondo meno corrotto, fanno fatica a portare avanti un disegno più umano. Sta forse arrivando da qualche luogo impervio, oscuro o celeste chi lascerà il segno su questo nostro malsano vecchio mondo?
In Italia soprattutto si guardano i sondaggi politici e chi riesce ad avere più consensi ecco che lo si vede come il salvatore. Ma chi ha l’oppio come anestetico e martella il proprio punto di vista senza riuscire a fare altro, è forse un pericoloso o inutile individuo.

Nel periodo delle grandi cadute morali e depressioni economiche siamo portati a spegnere la TV in maniera istintiva, per cominciare ad esercitare la nostra criticità, aldilà delle catastrofiche notizie. Ma questo non è facile, significherebbe estraniarsi o essere indifferenti.
Attualmente solo chi vive lontano da tutto, in un rifugio di frasche tra i primati, può dirsi un privilegiato. Abbiamo addomesticato quegli animali e la Giungla non ha aumentato i suoi purosangue.
Gli oranghi e i felini sono custoditi, curati e poi rilasciati tra alberi di banane e frasche, anche se molti di loro sostano in gabbie per essere condotti in circhi equestri dove languiscono per mancanza di bambini.
Anche il Circo ha quasi esaurito le sue risorse e gli anni degli spettacoli coi ballerini, i clawn, i cavalli e i trapezzisti, con tante luci, volge al tramonto. Lo spettacolo è ormai stiracchiato, con la platea svuotata. Da quando esiste la rete gli animali divertono soprattutto in rete e possiamo gustarceli come se fossero a due passi da noi. Tigri e leoni, scimmie, cani e gatti e una sequela di serpenti e uccelli di ogni tipo e razza ricordano il paradiso terrestre: grande scenario profumato e sacro, prima della comparsa dell’uomo padrone e predatore.

Loro i più giovani, guai a distrarli da altro, sono ormai online assieme agli adulti: un diluvio universale, uno tsunami sta divorando il pianeta. Google, Facebook e Skype hanno quasi soppiantato libri, diari e interurbane telefoniche.
Facebook è zeppo di pensieri, parole e opere pie e diaboliche.
Abbiamo smesso da un pezzo di annotare qualcosa o tutto su diari segreti di carta, perchè di segreto c’ è solo l’angolo della fede, del contatto con Dio e con i nostri angeli, per chi ci crede.
Segreto perchè se un poco fai capire che credi all’altro mondo, agli invisibili che ti vengono incontro per farti sperare, qualcuno in famiglia e fuori pensa e dice che sei fragile e mostri scarsa razionalità.
Quello che conta è ciò che vedi e senti ogni giorno: un martellamento continuo che ha finito per appiattirci l’anima e il cervello.

Larghe intese

Sto seguendo in TV un servizio sui cibi calabresi e sui tessuti fatti al telaio. Vecchie donne che si porteranno nelle loro tombe, pazienza, passione e antica saggezza.
Mani che impastano farine integrali e col ferretto tirano i maccheroni che in tutto il mondo sono conosciuti e consumati soprattutto col sugo di maiale o di capra e peperoncino. Donne antiche che ci mettevano il cuore e la pazienza in quella smania delle mani, che in poco tempo riuscivano a creare non solo cibi, ma corredi e corredini per i più piccoli.
Ricordiamo in questi servizi tutto un mondo che va scomparendo ma sappiamo che proprio quel mondo adesso ci viene incontro, si sta risvegliando. La salvezza è proprio come al solito nelle nostre radici.

Abbiamo, in questi ultimi capitoli di storia, un risveglio verso l’arte contadina e dappertutto si cercano cibi organici e prodotti artigianali.
E’ iniziato un certo distacco dai prodotti industriali. Quando si fa il pieno dei consumi e le comodità e l’abbondanza debordano, si arriva al crac e tutto evapora in indigenza.
Ecco che ritornano le forme essenziali. Un piatto unico a tavola speriamo di poterlo consumare fino alla fine dei nostri giorni! E con allegria. L’ingordigia lasciamola ai bulimici che purtroppo sono seriamente disturbati.

Da più di cinque mesi siamo governati dalle larghe intese, ma il malessere non tende a fermarsi. Il governo si arrabbatta ma, anzicchè darci fiducia per una ripresa, pare un imbroglio, un patto tra due schieramenti che mentre danno l’impressione di lavorare per il bene del Paese si inciuciano col gusto di tirare la corda e continuare a scaldare le loro poltrone ben remunerate. Intanto fuori tra i cittadini la voglia di farcela c’è, ma la disperazione si annida tra i più deboli e porta spesso a gesti estremi.

Il canto monotono dei telegiornali coinvolge giovani e vecchi.
Ad aggiungere più guai al Paese ci sono i rifugiati provenienti dalle primavere arabe che, dall’Africa, dalla Siria, dall’Egitto e da altre regioni sconquassate, arrivano su barconi fradici in cerca di pietà.
E noi, che malgrado tutto abbiamo ancora il necessario e i più fortunati anche il superfluo, ci sentiamo davvero privilegiati e impotenti.
Continuiamo a fare qualche bonifico per i bambini dell’Africa per avere la coscienza apposto, portiamo vestiti e sciarpe nei punti di raccolta per i desaparesidos e mentre aiutiamo questi nostri fratelli, siamo consapevoli che nel mondo tutto sta andando al rovescio.
La recessione ci ha tolto il gusto di andare avanti con più fantasia.

Il novecento e il nuovo millennio hanno seminato guerre, morti, prevaricazioni e sfruttamento. I diritti dei più forti, dei predatori e dei tiranni, hanno odio e vigliaccherie. E le banche ne hanno approfittato per tessere trappole ai governanti e ai cittadini. Adesso sono loro che muovono le pedine di questo gioco sleale e maligno. Quale potere diabolico sta dominando il mondo? Facendo un consuntivo spicciolo, sono proprio i banchieri americani che, dalla terra di Cristoforo Colombo, hanno innescato le prime bombe.
E adesso noi, bombardati ogni giorno da notizie catastrofiche, ci siamo rifugiati nelle nostre case, per paura di essere assaliti dall’angoscia di essere depredati dei pochi spiccioli che ci rimangono in tasca.
Malgrado tutto amiamo la vita e, con una certa allegria, andiamo al mercato perlopiù quando i prezzi calano alla fine della mattinata. Ciò che non tende a diminuire è la rabbia, tra i cittadini di tutti gli schieramenti politici, la rabbia che avvolge i pensieri, perchè l’immoralità è diventata il cancro giornaliero.

Si è allungata la vita dei malati e si guarisce anche da molti tumori, ma le malattie sociali aumentano a dismisura e pare sia più difficile tentare di sconfiggerle. Stando così le cose ci aggrappiamo alle parole dell’ultimo Papa che è veramente un grande Curato.
Le sue parole si rivolgono a tutti senza ombra di minacce, scomuniche o finzioni. Si rivolge soprattutto agli ultimi e a chi è preda non tanto del peccato, ma dalla miseria morale.

Fine estate

Che lunga estate! Il tempo si mantiene ancora caldo e solare; sono stata in questo periodo con Aless e i gattuzzi a Lazzaro. Aless lavora alla sua musica e fa riprese video della spiaggia davanti a casa. Io mi prendo cura dei miei piccolini a quattro zampe e faccio delle lunghe chiacchierate con mia figlia quando lei emerge dallo studio per bere tazze di te in giardino. Conduciamo qui’ una vita semplice all’insegna della creativita’ e mia figlia mi dice spesso che mi e’ grata per questo angolo di solitudine.

Aless è ritornata a Reggio alla fine di luglio, dopo un vacanza a Ibiza che è stata salutare per la sua convalescenza. Subito dopo il suo rientro a Londra ha preparato di nuovo il suo trolley ed è salita su un volo della Rayanair con scalo a Lamezia. Suo padre è stato operato d’urgenza mentre lei era in vacanza.

Gli Ospedali Riuniti Melacrino di Reggio Calabria sono riusciti a risolvere i problemi di suo padre, che non erano superficiali. Aveva un tumore all’intestino fortunatamente ai primi stadi. Dopo il primo intervento, al reparto di chirurgia d’urgenza, ne ha dovuto subire un altro di angioplastica per una ostruzione ad un’arteria.
Gli eventi si ripetono, anche mio padre e mio fratello hanno subìto lo stesso intervento, in anni precedenti.

Durante tutti quei giorni, tra medici, reparti e malati, alcuni dei quali malconci e tristi come rami secchi, devo ammettere che gli angeli sono stati dalla nostra parte. Anche di fronte a casi senza speranza, l’ultima a morire è sempre la tenacia e la fede che mi accorgo possediamo un po’ tutti. Mio fratello Milo mi ha affiancata nelle decisioni importanti ed è stato continuamente presente e più utile di me in molte occasioni. Quando finalmente lui si è ristabilito, abbiamo notato che Uccio era un po’ più silenzioso, pur mantenendo le sue solite battute sarcastiche.

Abbiamo festeggiato la sua convalescenza a casa mia con Aless, tra gattuzzi che scodinzolavano e si stiracchiavano, piatti di pasta ai funghi e gelato al pistacchio, nocciola e crema reggina, come soltanto a Reggio sanno preparare. Anche i nostri mici hanno avuto buoni pranzetti Felix alle trote.

Raggio di sole

Un lungo periodo “sfigato” ci sta attraversando e anch’io sto chiudendo la “Istar Editrice. Non ho debiti, né impiegati da mandare a casa, ma un velo di malinconia mi rimanda al lungo periodo di frenetica attività e all’amore che mi ha spinto verso le cose che sono riuscita a fare. Cerco però in questi giorni di dare un senso positivo anche a questo momento. Soprattutto, sono in contatto con mia figlia Aless.

Spero che passi al più presto la sua malattia, una infezione che dal primo aprile la costringe in ospedale: è ricoverata all’Homerton hospital di Londra per un’infezione ai reni. Ho la valigia pronta per prendere un volo per Londra, ma lei mi sta frenando rassicurandomi che appena in convalescenza sarà lei stessa a ritornare a Reggio perchè desidera proprio stare a casa tra me e i gattuzzi.

Adorata e unica figlia, questo periodo è una prova per entrambe e con suo padre siamo spesso in collegamento con lei attraverso Skype mobile. La magia della rete è una vera conquista della mente. Il cielo manda sempre nuove impronte di Dio e tutto è reale, le distanze si annullano e noi siamo in contemporanea in più posti, vicini o lontanissimi, con le nostre emozioni, paure o riprese.

Ho potuto seguirla meglio, quando lo stato febbrile è passato. La preghiera è l’unica cosa costante che sono riuscita a concepire in quei lunghi giorni, stando perlopiù a casa. Mia sorella Daniela mi è stata particolarmente vicina. Aless ha lasciato l’ospedale dopo quasi venti giorni. Adesso ha ripreso la sua vita e mi trasmette serenità.

La famiglia aumenta

Da qualche ora ho la conferma dal veterenario: Biondina sta per partorire da un momento all’altro. La gattina che ho portato in questo mio monolocale, attendeva a mia insaputa dei figlietti.

La famiglia cresce ed io sono emozionata… non posso più tirarmi indietro! Viva la vita… la sottospece. Altro che sottospece, siamo noi i succubi del regno degli animali domestici. L’ombra del gatto si moltiplica ed io non sono preparata. Addio solitudine, i personaggi reali saranno loro, l’invenzione è adesso morta, seppellita in un armadio, in quell’armadio dove lei Biondina, ha deciso di partorire; ma io la svio e le preparo una grande scatola di cartone che rivesto con dei lini bianchi del mio corredo.

Mi comporto come se dovessero venire al mondo degli umanoidi, dei marmocchi umani… Il momento e lo stato d’animo sono gli stessi provati da mia sorella Daniela che è stata sempre la più portata della famiglia verso gli animali. Nel suo giardino a Gallico vive con un pastore tedesco mezzo sangue e fino a qualche anno fa con due gatti, Luna e Frodo, mamma e figlietto che sono stati la sua ombra per lunghi anni. Proprio lei al telefono mi rassicura e mi da’ qualche consiglio…

E sotto la piramide di marmo, posta su un alto etagere bianco, Biondina partorisce per la prima volta. La giovane mamma che è nata nel mio giardino a Lazzaro solo un anno fa, è incredibilmente brava e agisce come una provetta levatrice. Solo poche doglie e senza miagolii, in un silenzio sacro, lei fa nascere i suoi due micetti, di fronte ai miei occhi stupiti; poi mangia la placenta e, con un rituale di assoluta precisione, pulisce quei due minuscoli esserini di pochi centimetri. Ho l’impressione che chissà da quale pianeta siano arrivati due piccoli alieni proprio a casa mia. Con occhi serrati, dal taglio incredibilmente orientale, dopo poco vengono allattati da lei che ascolta dal di dentro un Dna che si ripete dalla notte dei tempi.

Noi abbiamo perso ogni traccia di quegli antichi rituali e mi sovviene la nascita dei primi mocciosi, tra le felci e sotto gli alberi che proteggevano le doglie di madri esperte. Coi capelli scuri che coprivano i loro corpi dorati dal sole e irrobustiti dal vento, le nostre antichissime progenitrici erano guidate dalla grande musica dell’Universo. Cullate dal potere del cielo e della luna partorivano, indisturbate, esserini altrettanto alieni, provenienti dal grembo della terra.

Dal finestrone a tutta parete del mio monolocale, mi accorgo che la stessa luna stonatte ci sorride. E’ mezzanotte, e a fare luce è solo il Cielo.

Un anniversario

Oggi ricorre la morte di Hitler avvenuta il 30 aprile del 45. Continuano le teorie fantasiose sulla sua fine; solo il 17 per cento a quel tempo ha creduto che lui si fosse suicidato. Una leggenda vuole che lui sia andato a finire in Antartide. Il dittatore maledetto ed Eva Braun quasi certamente si tolsero la vita e furono cremanti nel buncher degli ultimi giorni. Dal primo Maggio del ’45 Hitler viene considerato morto e da quel giorno si cominciò a spargere la voce che la sua carcassa incenerita si trovava nel luogo che fu il suo posto di comando degli ultimi tempi.

La musica di Wagner non fu probabilmente ascoltata quel giorno. Non ci fu un funerale di stato e la sua morte coincise con la più grande sconfitta dell’umanità. Quel giorno non c’era molto tempo per riflettere. La cancelleria del Raich, il bunker, il cattivo odore tra le macerie di Berlino che bruciava, tutto si compiva nell’assurdità di quel giorno! I russi perlustrarono più degli altri, Molotov e i suoi uomini ce la misero tutta per cercare di scoprire se tra i cadaveri di una città in fiamme, ci fosse quello di Hitler.

Un mistero si nasconde! E in quei giorni si pensò anche che fosse fuggito in Spagna e in Argentina. Tutti si chiesero poi: alla battaglia di Berlino sopravvisse? La caccia al criminale di guerra continuò per anni. Si disse anche che si notava una calma assoluta nel corpo immobile di Eva Braun e un odore di mandorle l’avvolgeva. Lei, la sua donna, si uccise con lo stesso veleno del  führer? Ma la documentazione non si trovò. Anche l’inglese Churchill indagò ma niente di certo si seppe.

Stalin manda i russi a scavare… la protesi dentale di Adolf Hitler venne trovata. La Comunità Ebraica in America lo voleva assolutamente morto…. ma il grande criminale di origine austriaca non è stato mai dichiarato morto ufficialmente. Era un sosia quel cadavere che bruciarono? Quell’odore di mandorle sul corpo di Eva fece pensare che la bella del Terzo Raich si fosse addormentata per sempre, accanto a lui, ingerendo chissà quale pozione.

“Sono ancora vivo, il mondo intero tra dieci anni parlerà ancora di me.” Queste parole, scritte in una lettera imbucata a Colonia, fecero pensare che le avesse scritte qualche fanatico che lo voleva immortale. Ma la sua immortalità purtroppo alberga ancora negli animi di tanti esaltati che calpestano i diritti umani, che vogliono le guerre e che perpetuano un razzismo atavico che male si coniuga con le leggi dell’Universo.