Di nuovo In partenza

Eccomi di nuovo con mia figlia ma in aeroporto; da Reggio verso Roma abbiamo avuto un volo con un vento sullo stretto che ci ha fatto maledire di non avere avuto la forza di chiedere di farci spostare ad altra data il biglietto. Il tragitto Roma Londra è andato meglio… Oggi mi sono accorta di sapere ancora dominare la paura: nel primo tratto del volo su quell’aereo dell’Alitalia, siamo stati quasi tutti i passeggeri ad occhi chiusi e con la mente altrove, scacciando la paura non di volare… ma di cadere…

Confermo: l’unico mezzo che mi rilassi negli spostamenti è ancora il treno. Siamo arrivate a casa prima di mezzanotte. Si respirava aria fresca di primavera e noi due, madre e figlia, avevamo uno stato d’animo da ragazzine.

Decido di mettere da parte tutto quello che riguarda la mia vita in Calabria comprese le persone cui tengo. Si puo ancora vivere cercando una trama nuova e ambientare qualcosa in terre diverse? In “Ombre” lo scenario iniziava da Bucarest, era una sorta di viaggio in terre seducenti, con accanto un uomo che mi fece da Cicerone e da compagno. Indimenticabile il suo volto latino, ce l’ho nel cuore anche se le circostanze hanno deciso per me e per lui.

Questa è una storia sospesa e non tento più di renderla ancora una volta reale… Iniziò nel novanta, dopo il crollo del muro di Berlino, e un uomo appena uscito dal suo paese venne da noi con tutta la curiosità di conoscerci; l’Italia allora lo accolse con grande slancio, ma se ritornasse adesso, le cose proprio a lui apparirebbero di un altro pianeta: abbiamo perso quello slancio verso chi ti tende la mano ma non ha niente da offrire oltre il dolore della propria vita di stenti.

Non possiamo al momento ascoltare il dramma degli altri, perchè il nostro, pare si stia avvicinando al delirio di tutti gli oppressi. Nessuna terra o confine sono sicuri e conservando quel po’ di libertà e democrazia che ci ha reso saldi, siamo scivolati in una giungla dove Abele si vendica e massacra Caino il suo carnefice…

C’eè una lotta per la sopravvivenza che mostruosamente leva il respiro al più debole. Le ideologie sono nei romanzi del passato, quei libri li abbiamo letti e riletti…Sono come gli oggetti sacri d’antiquariato, conservano il cuore della storia. Adesso è il tempo dei pupazzi costruiti a tavolino in un palcoscenico di figure che parlano i linguaggi dei reality…

E la politica è diventata più divertente e frivola forse per stemprare la cupezza di una giornata a fil di dramma. In Italia un partito va a gonfie vele, l’altro, quello dell’opposizione, si arrabbata consumando fiato tra critiche e veleni. Tutti gli altri provenienti da ideologie estremiste, stanno ai margini.

Destra estrema e falce e martello rievocano un tempo che è ormai alle nostre spalle: pateticamente si somigliano e non riescono ad andare avanti nemmeno di una mattonella. Si potrà disegnare e realizzare una Italia più viva, un mondo meno morto e mortificato? E’ bello essere con idee diverse, ma quando sfiori le pareti della tua anima, e ascolti la voce che viene dal profondo, una musica avvolge la nostra esistenza. Insieme con note diverse, si dovrebbe andare verso questa melodia: a destra e a sinistra il cuore è simile e ascoltarlo con meno rancori non può che far bene. Questo tempo potrebbe essere arrivato, basta che si facciano indietro tutte le “zavorre” coi loro simboli del passato. Che senso ha fare risuscitare fascimi e comunismi? I nostalgici, tutti, sanno che il loro destino è quello di finire in cantina.

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Che differenza c’e’ tra chi vuole ringiovanire rifacendosi il trucco e chi invece ricorre al bisturi per snaturarsi bocca e guance? Il trucco addolcisce e mantiene viva la struttura di un volto, rispetta le rughe che sono le tracce della tua vita personale e familiare; il bisturi interviene invece per dare una espressione unica, un volto che appartiene allo stesso sorriso o ghigno. I primi sono figli della storia sempre in evoluzione, i secondi del chirurgo plastico che imprime le sue regole estetiche. Abbiamo bisogno di piccoli cambiamenti e di un po’ di fantasia, per poterci sentire ancora figli dell’Universo.

Ritornando ai miei viaggi precedenti, negli anni ’80, tra Firenze e Reggio Calabria azzardai un lungo racconto esoterico, il piu’ misterioso dei miei scritti. Forse è adesso che posso comprenderlo meglio. Quando si decide di inventare una storia la cosa piu’ buffa è comprendere che non inventi nulla, tutto è dentro il tuo cervello e nel tuo cuore. “Un aprile a Firenze” venne fuori aspirando il profumo dei glicini a primavera ed ero a Piazzale Michelangelo, da dove Firenze mi appariva come una presenza familiare, qualcosa di vivo che suggeriva a me, una storia che poi si materializzò, divenne realtà.

Il passato e il presente vivono in parallelo e segnano la nostra origine. Se ne accorgono i poeti, i sognatori e gli squilibrati. Adesso che il tempo corre verso la fine delle storie, desidero fare emergere solo qualche figura degli ultimi tempi, un volto che ho conosciuto a Roma, un essere che mi apparve in Via Dei Giornalisti, nei pressi di Piazza Igea. Stavo attraversando la strada con la mia amica Maresa, lui si fermò con lei, si parlarono e poi si accorse di me. Mi colpì la sua altezza da gigante, pareva un vecchio bronzo messicano con un’aria da giovane amatore. Pensai: che bel signore anziano!…Aveva solo qualche segno di vecchiaia, che teneva stretto nella sua convinzione di piacere alle donne anche a quelle molto giovani. Quando mi telefonò , per la prima volta, ero già ritornata a Reggio e lui aveva letto un mio libro : “La donna del lupi.” Da allora, sempre per via cavo, mi “perseguita” con chiamate da cui colgo la sua voglia di trattenere il tempo…E’ un purista della nostra lingua e conosce il greco e il latino come se Omero e Virgilio fossero ancora tra noi. Ha fatto per breve tempo l’editore e desidera leggere tutti i miei libri e altri della nostra linea editoriale che regolarmente io gli invio per posta. Ha accanto una figura di donna d’altri tempi, che è la madre dei suoi figli. Forse è proprio lei il vero personaggio: sa di avere sposato un tipo come lui, un po’ dissociato dalla scena reale, che ama ancora a 86 anni le donne, come fosse un ragazzino. Come un ubriaco che cerca uno scopo, lui si sta allontanando da tutti coi miei libri in tasca che legge con la voglia di fissarsi alcuni concetti che io stessa ho dimenticato.

Nelle parole e in quella sua aria da “Napoleone”, come lo definisce sua moglie, quest’uomo che ho incontrato per caso a Roma, utilizza le mie pagine per ritornare indietro, al tempo dei grandi sentimenti. Non desidero incontrarlo, anche se fu proprio lui a farmi uscire dal mio lutto, quando persi mio padre. La sua voce mi venne incontro per farmi capire che alcune persone arrivano non a caso e anche se devi tenerle a bada per non scivolare in storie banali o grottesche, ti riscaldano una parte che somiglia alle prime emozioni, quelle in cui anche un sentimento superficiale, ha il sapore dell’innocenza.

Ieri sera con Sevensensis, così si chiama mia figlia come produttore, sono stata su una “El Barco” una grande barca sul Tamigi, al centro di Londra. C’ era una festa e lei era la prima digj a dovere aprire la serata. Le musiche che ha suonato, tra cui le sue composizioni, sono melodiche, meno aggressive di quelle degli altri due digj che hanno continuato la serata, quando già la sala si è riempita di gente e tutti abbiamo ballato. Piace la sua musica, per la sua intonazione latina e canta lei stessa su note elettroniche haus….che creano atmosfera. Con noi c’erano gli amici di mia figlia tra cui Crissalida e Adriana che si sono intrattenute maggiormente con me. Siamo ritornate a casa oltre l’una.

Con Rosi e Aless ho trascorso la domenica al mercatino dei fiori e poi al ristorante. I sapori indiani e quelli giamaicani sono annaffiati di spezie specie al curry e il piccante mi fa starnutire. Un piatto unico a base di spezzatino di pollo in salsa da “polvere da sparo”, crocchette di verdurine fritte, zuppetta di lenticchie rosse e piccoli pezzi di castrato buonissimo; abbiamo saziato i nostri stomaci illanguiditi dalla lunga passeggiata a piedi. Un amico di Sandra, tempo fa, mi ha suggerito di pubblicare un libro di ricette calabresi in lingua inglese; forse è tempo che ci pensi, anche perchè, tra le cucine piu visitate c’ è quella italiana, soprattutto del sud a base di peperoncino.

Cercando una piccola nota di ottimismo sulle sorti del mondo c’è un pensiero di Obama durante i suoi “cento giorni. Lui conferma il ritiro dall’Iraq nonostante le nuove violenze ed è fiducioso, auspica un periodo meno partigiano, anche se in America i repubblicani sono col mitra in posizione e come al tempo di Busc stanno sempre dalla parte delle guerre. Ma quest’ultimo giovane Presidente d’America, pur sapendo che i problemi non sono solo le guerre, si riallaccia alla pazienza del grande popolo dei suoi elettori, per dire: ” le conseguenze di cio’ che stiamo e andremo a fare si vedranno tra qualche anno.”

In America la deriva dei repubblicani è simile “al rantolo” delle sinistre. In un momento in cui tutti dovremmo volere la stessa cosa, cioè uscire dalla recessione più in fretta, la sinistra italiana perde tempo a deridere i passi da falco del nostro Premier e le sue storie private. Con lo stesso tono degli ultimi quindici anni, balbetta o urla nelle piazze per stroncare quasi tutto quello che viene dal governo di centro destra, non fermandosi neanche di fronte al disastro del terremoto che ha squarciato il cuore e le case di migliaia di italiani abbruzzesi, seminando vittime.

La notte del 6 aprile di quest’anno, dopo cento anni e quattro mesi dal terremoto di Reggio e Messina, un altro fremito della natura sconvolge il sonno di una Italia “terra ballerina”. A quel fatidico evento sullo stretto di Messina, se ne aggiunge un altro e le atmosfere in Abruzzo, sono drammatiche. Tutti i riflettori sono puntati sulle ultime macerie; nel 1908 erano andati giù uomini, case e patrimonio artistico, poi su Reggio un onda lunga del mare aveva coperto ogni pietra; adesso più di qualcosa ci fa ricordare ciò che è rimasto indelebile sui tanti libri d’epoca. E noi del sud d’Italia quei libroni con foto in bianco e nero li custodiamo come delle reliquie. Il velo che incornicia il volto della donna dell’Islam è un simbolo di femminilità, di tradizione culturale, l’esasperazione del Burka invece una nuvola nera che avvolge occhi stupendi per occultare una presenza sacra.

Quando qualche anno fa percorrevo con Aless, in treno, il tratto Londra- Canden Town, due donne difronte a noi dormivano indisturbate. Non c’era traccia del loro corpo, erano murate dentro un velo nero; forse trattenevano nel loro cuore un grave lutto, pensai, figlie di un malessere sociale provenivano da terre profanate, amministrate dall’odio e dalla violenza.

Mi distrassero due bionde, forse gemelle o amiche, che erano sedute accanto a mia figlia: scosciate e bianchicce mostravano dal decoltè nero il loro seno prorompente. Due estremismi: le une portavano sotto quel manto nero con due buchi sugli occhi, rassegnazione, paura e dolore, le altre superficialità, indifferenza e ostentazione. Un Dio dell’umiliazione e Madonne disincantate ecco cosa scorre sotto i nostri occhi, giornalmente… Mi rendo conto che l’unico binario da seguire sia il buon senso; non è mai troppo tardi per afferrarci alle vie di mezzo.

Credo che Gesù e Maometto si siano rivolti agli uomini per renderli liberi anche dal dolore e dalla superficialità. Nessun Dio mura le donne per tenerle in soggezione e nessuna Madonna ostenta seni senza latte…

Se scomparisse la diversità dei costumi e delle religioni il nostro cervello si fiaccherebbe. Ho paura di un mondo in cui tutti facciano la stessa cosa. Nell’Universo ci sono altri mondi, in terra si fa ciò che facciamo noi e in cielo probabilmente il Nulla… l’atomo ritorna a riposarsi sotto forma di Niente… che è poi la vera Luce da cui proveniamo. Un granello di polvere che si consuma e diviene Niente assoluto. Musica celeste… Per dormire in pace la notte, questo è talvolta un pensiero che mi accarezza…Poi ce n’ è un altro che contraddice quello precedente o forse lo spiega meglio. Ho il coraggio stamane di confessare la mia fede nell’invisibile… Da Londra è forse piu’ facile tirare fuori da me quel Mistero che fa della nostra vita un atto unico avvolgente.

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Natale a Londra

Sono gli ultimi giorni di vacanza a Londra; ho trascorso in casa di mia figlia il Natale ed il resto delle feste.Negli ultimi tempi penso con maggiore insistenza che i periodi con lei devono essere sempre piu’ frequenti ed anche Aless è daccordo. Quando lei lavora perlopiù alla musica (sta muovendo i primi passi nella produzione) io vado in giro dopo aver riordinato la casa e concluso qualche ultimo lavoro per la Istar- copertina e impaginazione fatte da Sandra in contatto con Grafica Enotria di Reggio, nell’ultimo libro sul terremoto del 1908. Le autrici del testo sono due giovani laureate in conservazione dei Beni Culturali alla “Universita’ Mediterranea.”

Le mie soste nei supermercati di Old Street ed Angel mi hanno fatto abituare a molti prodotti inglesi e faccio la spesa ormai come quasi fossi in Italia. Oggi dopo la palestra Aless mi ha raggiunta da “Tesco” e abbiamo comprato il pane organico ed altri cibi che mancavano. E’ stata una mattinata di sole con un cielo terso. Quest’anno pare incredibile che a Londra non ci sia il freddo intenso degli altri inverni. Oggi lungo il Canale i palazzi si specchiavano su una lastra d’ acqua gelata per il freddo della notte, ma un raggio di sole colpiva varie zone e soprattutto le vecchie imbarcazioni bleu che sostavano senza nessuno a bordo. Delle vere abitazioni con piantine di gelsomini sul tetto della cabina ed altre cianfrusaglie, dimore per gente che ama stare sull’acqua in ogni stagione e si sposta da un punto all’altro del Tamigi nei tanti canali con le chiuse che tengono a freno il corso del fiume. Andando per i mercatini d’antiquariato ad Angel mi è successa la stessa cosa che si manifestava in passato quando anche a Firenze visitando il mercatino delle Pulci, mi trovavo di fronte alla solita emozione: una vecchia cartolina, un piatto di porcellana o un vecchio cassettone mi trasmettevano delle strane immagini, una sorta di psicometria di fronte ad oggetti appartenuti a chi non si trova più nel nostro stralunato periodo di crisi economiche e guerre continue. C’erano anche allora le crisi e la stessa disparità nei vari ambienti sociali, ma i profumi e la poesia ti scivolavano dentro senza intermediari; adesso pare tutto più semplice e velocissimo, dal viaggio da un punto all’altro della terra, al messaggio in tempo reale che con dita frenetiche inviamo dal nostro personale computer. Ma stiamo facendo una corsa all’indietro: la decadenza e la devastazione spirituale rischiano di sommergerci insieme alle crisi economiche. La nuova poesia è la corsa verso l’ignoto e chi non si adegua ha davvero fermato il suo cervello. Stamane le cianfrustaglie in bella vista nel mercatino di Angel, ancora mi sorridono, diversamente dagli oggetti bianchi di porcellana che nei vari centri commerciali sono allineati in serie ed hanno forme sinuose. Anche gli articoli moderni non sono privi di eleganza, ma quel potere magico e misterioso persiste solo negli oggetti che appartengono al tempo. Credo che ci sia in loro un frammento di cuore, una dose di sentimento di chi li ha posseduti.

Il tempo e’ transeunte come la bellezza di un volto, anche se rifatto più volte da un bisturi che oggigiorno è in continuo moto a colmare complessi. Ti rifai di sana pianta anche rigurgitando pillole per accendere i sensi, ma ti rimane dentro un vuoto incolmabile, il vuoto della vaquità una specie di delirio nel volere a tutti i costi essere un oggetto che resista al tempo. E i veri oggetti immortali se la ridono imperturbabili da un mercatino di Londra, come da quello di Firenze. Sono loro i signori del tempo… Virginia Woolf descrisse oggetti su misura, dalla teiera di porcellana tipica inglese, ai quadri su pareti di case borghesi dentro cui l’io narrente dell’autrice, segnata dal male oscuro, si trasferisce in dettagli che delimitano il suo stile, la sua ossessione. Alberto Bevilacqua in uno dei miei brevi incontri con lui, mi fece osservare che somiglio alla Woolf, nei miei libri, dove oltre alla storia c’è un flusso di coscienza da psicoanalisi: le ombre dettano le loro emozioni e gli oggetti si animano… Mi sarei dovuta sentire fiera, invece mi azzittii e continuai a scrivere “Ombre” ed altro… E adesso sono a Londra a cercare di determinare il contatto con la scrittura e rileggo proprio il libro: ” Woolf – Tutti i romanzi” che ho messo in valigia prima di partire per questo mio viaggio. E’il 3 gennaio 2009 decido di comprare il “Corriere della sera” in una edicola difronte alla palestra dove ho appena lasciato Aless. Entro in un bar e ordino un the alla menta. La prima notizia che mi colpisce è la pagina che riguarda la rappresaglia israeliana sulla striscia di Gaza.
Mi accorgo che non parteggio per nessuno e sicuramente sono dalla parte di chi desidera intensamente la pace degli angeli! Movimenti terroristici, Stati col complesso del genocidio, possono avvelenarci sempre la giornata? I loro problemi hanno finito per sfiancare finanche l’America oltre che l’Europa, specie in un periodo di recessione in cui l’attenzione è riposta sui risparmi, le banche e quei figli di puttana dei finanzieri oltre oceano che hanno scialacquato nell’oro rubato dalle tasche di chi investiva capitali sudati o intrallazzati. C’è una tragedia a monte che riguarda tutti e il rumore ci frastorna. Col nuovo anno, qualche giorno fa, le nostre orecchie sono state bombardate dai fuochi d’artificio di mezzo mondo; qui a Londra a London Bridge una cascata di fuochi d’artificio veniva fuori dalla enorme ruota sul Tamigi e la folla seguiva quel frastuono di luci e di colori. Il 2009 è stato salutato da migliaia di londinesi e la stessa luminosità rumorosa sprizzava nelle altre parti del mondo a cominciare dall’Italia dove il Colosseo era diventato lo schermo dal quale una cascata di luci cambiava colori come fossero le stelle del firmamento cosmico. In Medio Oriente pochi attimi prima si festeggiava, invece, con razzi fosforescenti per sventrare case e civili…Mi sarebbe piaciuto che per un vero miracolo si fosse festeggiato per la fine di tutti i poteri del mondo e che una santa mano si fosse abbattuta per spazzare la “forza bruta”, un potere che sta facendo danni all’universo e che ha il solo ruolo di rovinarci le feste. Un miracolo a Natale? Farci rinascere tutti con la determinazione di avviarci verso l’Unità del Mondo, tra note, musica e sorrisi. Forse la sorte ci riserva questo e dall’America si ricomincia a sognare con i linguaggi dei grandi. Luterking, Gandi, Maometto e piu ancora Gesù di Nazareth hanno sussurrato il loro disappunto; è tempo di interpretare meglio le loro parole urlandole dalle discoteche. Da un negozio di giocattoli, mentre cerco di far passare ancora mezz’ora, un cagnolino di stoffa, dalle orecchie lunghe, mi guarda con occhi tristi. Credo che abbia i miei stessi pensieri… Sorrido di me riflessa su una vetrina col basco calzato sulla fronte.
Tra quattro giorni farò dietrofront e prenderò l’Eurostar per Parigi attraversando la Manica; la sera, dalla Gard du Nord, attenderò il “Pendolino” che mi portera’ l’indomani a Roma. Ieri sono stata in metropolitana; dopo più di cinque anni sono guarita dalla fifa che mi attanagliava dopo aver dovuto evacuare dai sotteranei di Londra, appena arrivata dall’Italia, per ben due volte, per una sospetta bomba tra i binari della Metro. Risultato? Ho deciso di prendere i bus e per brevi tragitti di usare le gambe che ne hanno un notevole vantaggio. Riesco a fare a piedi oltre cinque chilometri avvertendo un notevole calore che va in tutti gli organi, rendendoli più elastici. Forse affrontando a piedi il resto della vita vivi davvero con una piccola marcia in più e osservi ogni cosa con occhi meno miopi.

Dicembre 2009

Ho attraversato la Manica con l’Eurostar e sono arrivata prima delle 17.00 alla stazione di St. Pancras International, a venti minuti dalla casa di Sandra a Londra. Tutto benissimo, un viaggio che mi ha disintossicato dalla stanchezza degli ultimi tempi.
Sono di nuovo qui, a Londra. Le carte che ho portato in valigia mi permettono di decidere con più calma su ciò che si aspetta da me Cristina Marrari: un libro su suo padre.
Gaetano Marrari, il comandante del campo di concentramento Ferramonti, a Tarsia in Calabria, è il maresciallo, medaglia d’oro per meriti riconosciuti dalla Regione Calabria nel 1984.
Cristina Marrari, sua figlia, mi chiama al telefono in un giorno in cui meditavo di chiudere la Istar editrice che diriggo da anni. Cosa successe subito dopo la breve chiacchierata cui seguì un nostro cordiale incontro, è cosa che cambiò il mio stato d’animo di quei giorni.

Larghe intese

Sto seguendo in TV un servizio sui cibi calabresi e sui tessuti fatti al telaio. Vecchie donne che si porteranno nelle loro tombe, pazienza, passione e antica saggezza.
Mani che impastano farine integrali e col ferretto tirano i maccheroni che in tutto il mondo sono conosciuti e consumati soprattutto col sugo di maiale o di capra e peperoncino. Donne antiche che ci mettevano il cuore e la pazienza in quella smania delle mani, che in poco tempo riuscivano a creare non solo cibi, ma corredi e corredini per i più piccoli.
Ricordiamo in questi servizi tutto un mondo che va scomparendo ma sappiamo che proprio quel mondo adesso ci viene incontro, si sta risvegliando. La salvezza è proprio come al solito nelle nostre radici.

Abbiamo, in questi ultimi capitoli di storia, un risveglio verso l’arte contadina e dappertutto si cercano cibi organici e prodotti artigianali.
E’ iniziato un certo distacco dai prodotti industriali. Quando si fa il pieno dei consumi e le comodità e l’abbondanza debordano, si arriva al crac e tutto evapora in indigenza.
Ecco che ritornano le forme essenziali. Un piatto unico a tavola speriamo di poterlo consumare fino alla fine dei nostri giorni! E con allegria. L’ingordigia lasciamola ai bulimici che purtroppo sono seriamente disturbati.

Da più di cinque mesi siamo governati dalle larghe intese, ma il malessere non tende a fermarsi. Il governo si arrabbatta ma, anzicchè darci fiducia per una ripresa, pare un imbroglio, un patto tra due schieramenti che mentre danno l’impressione di lavorare per il bene del Paese si inciuciano col gusto di tirare la corda e continuare a scaldare le loro poltrone ben remunerate. Intanto fuori tra i cittadini la voglia di farcela c’è, ma la disperazione si annida tra i più deboli e porta spesso a gesti estremi.

Il canto monotono dei telegiornali coinvolge giovani e vecchi.
Ad aggiungere più guai al Paese ci sono i rifugiati provenienti dalle primavere arabe che, dall’Africa, dalla Siria, dall’Egitto e da altre regioni sconquassate, arrivano su barconi fradici in cerca di pietà.
E noi, che malgrado tutto abbiamo ancora il necessario e i più fortunati anche il superfluo, ci sentiamo davvero privilegiati e impotenti.
Continuiamo a fare qualche bonifico per i bambini dell’Africa per avere la coscienza apposto, portiamo vestiti e sciarpe nei punti di raccolta per i desaparesidos e mentre aiutiamo questi nostri fratelli, siamo consapevoli che nel mondo tutto sta andando al rovescio.
La recessione ci ha tolto il gusto di andare avanti con più fantasia.

Il novecento e il nuovo millennio hanno seminato guerre, morti, prevaricazioni e sfruttamento. I diritti dei più forti, dei predatori e dei tiranni, hanno odio e vigliaccherie. E le banche ne hanno approfittato per tessere trappole ai governanti e ai cittadini. Adesso sono loro che muovono le pedine di questo gioco sleale e maligno. Quale potere diabolico sta dominando il mondo? Facendo un consuntivo spicciolo, sono proprio i banchieri americani che, dalla terra di Cristoforo Colombo, hanno innescato le prime bombe.
E adesso noi, bombardati ogni giorno da notizie catastrofiche, ci siamo rifugiati nelle nostre case, per paura di essere assaliti dall’angoscia di essere depredati dei pochi spiccioli che ci rimangono in tasca.
Malgrado tutto amiamo la vita e, con una certa allegria, andiamo al mercato perlopiù quando i prezzi calano alla fine della mattinata. Ciò che non tende a diminuire è la rabbia, tra i cittadini di tutti gli schieramenti politici, la rabbia che avvolge i pensieri, perchè l’immoralità è diventata il cancro giornaliero.

Si è allungata la vita dei malati e si guarisce anche da molti tumori, ma le malattie sociali aumentano a dismisura e pare sia più difficile tentare di sconfiggerle. Stando così le cose ci aggrappiamo alle parole dell’ultimo Papa che è veramente un grande Curato.
Le sue parole si rivolgono a tutti senza ombra di minacce, scomuniche o finzioni. Si rivolge soprattutto agli ultimi e a chi è preda non tanto del peccato, ma dalla miseria morale.

Fine estate

Che lunga estate! Il tempo si mantiene ancora caldo e solare; sono stata in questo periodo con Aless e i gattuzzi a Lazzaro. Aless lavora alla sua musica e fa riprese video della spiaggia davanti a casa. Io mi prendo cura dei miei piccolini a quattro zampe e faccio delle lunghe chiacchierate con mia figlia quando lei emerge dallo studio per bere tazze di te in giardino. Conduciamo qui’ una vita semplice all’insegna della creativita’ e mia figlia mi dice spesso che mi e’ grata per questo angolo di solitudine.

Aless è ritornata a Reggio alla fine di luglio, dopo un vacanza a Ibiza che è stata salutare per la sua convalescenza. Subito dopo il suo rientro a Londra ha preparato di nuovo il suo trolley ed è salita su un volo della Rayanair con scalo a Lamezia. Suo padre è stato operato d’urgenza mentre lei era in vacanza.

Gli Ospedali Riuniti Melacrino di Reggio Calabria sono riusciti a risolvere i problemi di suo padre, che non erano superficiali. Aveva un tumore all’intestino fortunatamente ai primi stadi. Dopo il primo intervento, al reparto di chirurgia d’urgenza, ne ha dovuto subire un altro di angioplastica per una ostruzione ad un’arteria.
Gli eventi si ripetono, anche mio padre e mio fratello hanno subìto lo stesso intervento, in anni precedenti.

Durante tutti quei giorni, tra medici, reparti e malati, alcuni dei quali malconci e tristi come rami secchi, devo ammettere che gli angeli sono stati dalla nostra parte. Anche di fronte a casi senza speranza, l’ultima a morire è sempre la tenacia e la fede che mi accorgo possediamo un po’ tutti. Mio fratello Milo mi ha affiancata nelle decisioni importanti ed è stato continuamente presente e più utile di me in molte occasioni. Quando finalmente lui si è ristabilito, abbiamo notato che Uccio era un po’ più silenzioso, pur mantenendo le sue solite battute sarcastiche.

Abbiamo festeggiato la sua convalescenza a casa mia con Aless, tra gattuzzi che scodinzolavano e si stiracchiavano, piatti di pasta ai funghi e gelato al pistacchio, nocciola e crema reggina, come soltanto a Reggio sanno preparare. Anche i nostri mici hanno avuto buoni pranzetti Felix alle trote.

Raggio di sole

Un lungo periodo “sfigato” ci sta attraversando e anch’io sto chiudendo la “Istar Editrice. Non ho debiti, né impiegati da mandare a casa, ma un velo di malinconia mi rimanda al lungo periodo di frenetica attività e all’amore che mi ha spinto verso le cose che sono riuscita a fare. Cerco però in questi giorni di dare un senso positivo anche a questo momento. Soprattutto, sono in contatto con mia figlia Aless.

Spero che passi al più presto la sua malattia, una infezione che dal primo aprile la costringe in ospedale: è ricoverata all’Homerton hospital di Londra per un’infezione ai reni. Ho la valigia pronta per prendere un volo per Londra, ma lei mi sta frenando rassicurandomi che appena in convalescenza sarà lei stessa a ritornare a Reggio perchè desidera proprio stare a casa tra me e i gattuzzi.

Adorata e unica figlia, questo periodo è una prova per entrambe e con suo padre siamo spesso in collegamento con lei attraverso Skype mobile. La magia della rete è una vera conquista della mente. Il cielo manda sempre nuove impronte di Dio e tutto è reale, le distanze si annullano e noi siamo in contemporanea in più posti, vicini o lontanissimi, con le nostre emozioni, paure o riprese.

Ho potuto seguirla meglio, quando lo stato febbrile è passato. La preghiera è l’unica cosa costante che sono riuscita a concepire in quei lunghi giorni, stando perlopiù a casa. Mia sorella Daniela mi è stata particolarmente vicina. Aless ha lasciato l’ospedale dopo quasi venti giorni. Adesso ha ripreso la sua vita e mi trasmette serenità.

La famiglia aumenta

Da qualche ora ho la conferma dal veterenario: Biondina sta per partorire da un momento all’altro. La gattina che ho portato in questo mio monolocale, attendeva a mia insaputa dei figlietti.

La famiglia cresce ed io sono emozionata… non posso più tirarmi indietro! Viva la vita… la sottospece. Altro che sottospece, siamo noi i succubi del regno degli animali domestici. L’ombra del gatto si moltiplica ed io non sono preparata. Addio solitudine, i personaggi reali saranno loro, l’invenzione è adesso morta, seppellita in un armadio, in quell’armadio dove lei Biondina, ha deciso di partorire; ma io la svio e le preparo una grande scatola di cartone che rivesto con dei lini bianchi del mio corredo.

Mi comporto come se dovessero venire al mondo degli umanoidi, dei marmocchi umani… Il momento e lo stato d’animo sono gli stessi provati da mia sorella Daniela che è stata sempre la più portata della famiglia verso gli animali. Nel suo giardino a Gallico vive con un pastore tedesco mezzo sangue e fino a qualche anno fa con due gatti, Luna e Frodo, mamma e figlietto che sono stati la sua ombra per lunghi anni. Proprio lei al telefono mi rassicura e mi da’ qualche consiglio…

E sotto la piramide di marmo, posta su un alto etagere bianco, Biondina partorisce per la prima volta. La giovane mamma che è nata nel mio giardino a Lazzaro solo un anno fa, è incredibilmente brava e agisce come una provetta levatrice. Solo poche doglie e senza miagolii, in un silenzio sacro, lei fa nascere i suoi due micetti, di fronte ai miei occhi stupiti; poi mangia la placenta e, con un rituale di assoluta precisione, pulisce quei due minuscoli esserini di pochi centimetri. Ho l’impressione che chissà da quale pianeta siano arrivati due piccoli alieni proprio a casa mia. Con occhi serrati, dal taglio incredibilmente orientale, dopo poco vengono allattati da lei che ascolta dal di dentro un Dna che si ripete dalla notte dei tempi.

Noi abbiamo perso ogni traccia di quegli antichi rituali e mi sovviene la nascita dei primi mocciosi, tra le felci e sotto gli alberi che proteggevano le doglie di madri esperte. Coi capelli scuri che coprivano i loro corpi dorati dal sole e irrobustiti dal vento, le nostre antichissime progenitrici erano guidate dalla grande musica dell’Universo. Cullate dal potere del cielo e della luna partorivano, indisturbate, esserini altrettanto alieni, provenienti dal grembo della terra.

Dal finestrone a tutta parete del mio monolocale, mi accorgo che la stessa luna stonatte ci sorride. E’ mezzanotte, e a fare luce è solo il Cielo.