Di nuovo In partenza

Eccomi di nuovo con mia figlia ma in aeroporto; da Reggio verso Roma abbiamo avuto un volo con un vento sullo stretto che ci ha fatto maledire di non avere avuto la forza di chiedere di farci spostare ad altra data il biglietto. Il tragitto Roma Londra è andato meglio… Oggi mi sono accorta di sapere ancora dominare la paura: nel primo tratto del volo su quell’aereo dell’Alitalia, siamo stati quasi tutti i passeggeri ad occhi chiusi e con la mente altrove, scacciando la paura non di volare… ma di cadere…

Confermo: l’unico mezzo che mi rilassi negli spostamenti è ancora il treno. Siamo arrivate a casa prima di mezzanotte. Si respirava aria fresca di primavera e noi due, madre e figlia, avevamo uno stato d’animo da ragazzine.

Decido di mettere da parte tutto quello che riguarda la mia vita in Calabria comprese le persone cui tengo. Si puo ancora vivere cercando una trama nuova e ambientare qualcosa in terre diverse? In “Ombre” lo scenario iniziava da Bucarest, era una sorta di viaggio in terre seducenti, con accanto un uomo che mi fece da Cicerone e da compagno. Indimenticabile il suo volto latino, ce l’ho nel cuore anche se le circostanze hanno deciso per me e per lui.

Questa è una storia sospesa e non tento più di renderla ancora una volta reale… Iniziò nel novanta, dopo il crollo del muro di Berlino, e un uomo appena uscito dal suo paese venne da noi con tutta la curiosità di conoscerci; l’Italia allora lo accolse con grande slancio, ma se ritornasse adesso, le cose proprio a lui apparirebbero di un altro pianeta: abbiamo perso quello slancio verso chi ti tende la mano ma non ha niente da offrire oltre il dolore della propria vita di stenti.

Non possiamo al momento ascoltare il dramma degli altri, perchè il nostro, pare si stia avvicinando al delirio di tutti gli oppressi. Nessuna terra o confine sono sicuri e conservando quel po’ di libertà e democrazia che ci ha reso saldi, siamo scivolati in una giungla dove Abele si vendica e massacra Caino il suo carnefice…

C’eè una lotta per la sopravvivenza che mostruosamente leva il respiro al più debole. Le ideologie sono nei romanzi del passato, quei libri li abbiamo letti e riletti…Sono come gli oggetti sacri d’antiquariato, conservano il cuore della storia. Adesso è il tempo dei pupazzi costruiti a tavolino in un palcoscenico di figure che parlano i linguaggi dei reality…

E la politica è diventata più divertente e frivola forse per stemprare la cupezza di una giornata a fil di dramma. In Italia un partito va a gonfie vele, l’altro, quello dell’opposizione, si arrabbata consumando fiato tra critiche e veleni. Tutti gli altri provenienti da ideologie estremiste, stanno ai margini.

Destra estrema e falce e martello rievocano un tempo che è ormai alle nostre spalle: pateticamente si somigliano e non riescono ad andare avanti nemmeno di una mattonella. Si potrà disegnare e realizzare una Italia più viva, un mondo meno morto e mortificato? E’ bello essere con idee diverse, ma quando sfiori le pareti della tua anima, e ascolti la voce che viene dal profondo, una musica avvolge la nostra esistenza. Insieme con note diverse, si dovrebbe andare verso questa melodia: a destra e a sinistra il cuore è simile e ascoltarlo con meno rancori non può che far bene. Questo tempo potrebbe essere arrivato, basta che si facciano indietro tutte le “zavorre” coi loro simboli del passato. Che senso ha fare risuscitare fascimi e comunismi? I nostalgici, tutti, sanno che il loro destino è quello di finire in cantina.

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Che differenza c’e’ tra chi vuole ringiovanire rifacendosi il trucco e chi invece ricorre al bisturi per snaturarsi bocca e guance? Il trucco addolcisce e mantiene viva la struttura di un volto, rispetta le rughe che sono le tracce della tua vita personale e familiare; il bisturi interviene invece per dare una espressione unica, un volto che appartiene allo stesso sorriso o ghigno. I primi sono figli della storia sempre in evoluzione, i secondi del chirurgo plastico che imprime le sue regole estetiche. Abbiamo bisogno di piccoli cambiamenti e di un po’ di fantasia, per poterci sentire ancora figli dell’Universo.

Ritornando ai miei viaggi precedenti, negli anni ’80, tra Firenze e Reggio Calabria azzardai un lungo racconto esoterico, il piu’ misterioso dei miei scritti. Forse è adesso che posso comprenderlo meglio. Quando si decide di inventare una storia la cosa piu’ buffa è comprendere che non inventi nulla, tutto è dentro il tuo cervello e nel tuo cuore. “Un aprile a Firenze” venne fuori aspirando il profumo dei glicini a primavera ed ero a Piazzale Michelangelo, da dove Firenze mi appariva come una presenza familiare, qualcosa di vivo che suggeriva a me, una storia che poi si materializzò, divenne realtà.

Il passato e il presente vivono in parallelo e segnano la nostra origine. Se ne accorgono i poeti, i sognatori e gli squilibrati. Adesso che il tempo corre verso la fine delle storie, desidero fare emergere solo qualche figura degli ultimi tempi, un volto che ho conosciuto a Roma, un essere che mi apparve in Via Dei Giornalisti, nei pressi di Piazza Igea. Stavo attraversando la strada con la mia amica Maresa, lui si fermò con lei, si parlarono e poi si accorse di me. Mi colpì la sua altezza da gigante, pareva un vecchio bronzo messicano con un’aria da giovane amatore. Pensai: che bel signore anziano!…Aveva solo qualche segno di vecchiaia, che teneva stretto nella sua convinzione di piacere alle donne anche a quelle molto giovani. Quando mi telefonò , per la prima volta, ero già ritornata a Reggio e lui aveva letto un mio libro : “La donna del lupi.” Da allora, sempre per via cavo, mi “perseguita” con chiamate da cui colgo la sua voglia di trattenere il tempo…E’ un purista della nostra lingua e conosce il greco e il latino come se Omero e Virgilio fossero ancora tra noi. Ha fatto per breve tempo l’editore e desidera leggere tutti i miei libri e altri della nostra linea editoriale che regolarmente io gli invio per posta. Ha accanto una figura di donna d’altri tempi, che è la madre dei suoi figli. Forse è proprio lei il vero personaggio: sa di avere sposato un tipo come lui, un po’ dissociato dalla scena reale, che ama ancora a 86 anni le donne, come fosse un ragazzino. Come un ubriaco che cerca uno scopo, lui si sta allontanando da tutti coi miei libri in tasca che legge con la voglia di fissarsi alcuni concetti che io stessa ho dimenticato.

Nelle parole e in quella sua aria da “Napoleone”, come lo definisce sua moglie, quest’uomo che ho incontrato per caso a Roma, utilizza le mie pagine per ritornare indietro, al tempo dei grandi sentimenti. Non desidero incontrarlo, anche se fu proprio lui a farmi uscire dal mio lutto, quando persi mio padre. La sua voce mi venne incontro per farmi capire che alcune persone arrivano non a caso e anche se devi tenerle a bada per non scivolare in storie banali o grottesche, ti riscaldano una parte che somiglia alle prime emozioni, quelle in cui anche un sentimento superficiale, ha il sapore dell’innocenza.

Ieri sera con Sevensensis, così si chiama mia figlia come produttore, sono stata su una “El Barco” una grande barca sul Tamigi, al centro di Londra. C’ era una festa e lei era la prima digj a dovere aprire la serata. Le musiche che ha suonato, tra cui le sue composizioni, sono melodiche, meno aggressive di quelle degli altri due digj che hanno continuato la serata, quando già la sala si è riempita di gente e tutti abbiamo ballato. Piace la sua musica, per la sua intonazione latina e canta lei stessa su note elettroniche haus….che creano atmosfera. Con noi c’erano gli amici di mia figlia tra cui Crissalida e Adriana che si sono intrattenute maggiormente con me. Siamo ritornate a casa oltre l’una.

Con Rosi e Aless ho trascorso la domenica al mercatino dei fiori e poi al ristorante. I sapori indiani e quelli giamaicani sono annaffiati di spezie specie al curry e il piccante mi fa starnutire. Un piatto unico a base di spezzatino di pollo in salsa da “polvere da sparo”, crocchette di verdurine fritte, zuppetta di lenticchie rosse e piccoli pezzi di castrato buonissimo; abbiamo saziato i nostri stomaci illanguiditi dalla lunga passeggiata a piedi. Un amico di Sandra, tempo fa, mi ha suggerito di pubblicare un libro di ricette calabresi in lingua inglese; forse è tempo che ci pensi, anche perchè, tra le cucine piu visitate c’ è quella italiana, soprattutto del sud a base di peperoncino.

Cercando una piccola nota di ottimismo sulle sorti del mondo c’è un pensiero di Obama durante i suoi “cento giorni. Lui conferma il ritiro dall’Iraq nonostante le nuove violenze ed è fiducioso, auspica un periodo meno partigiano, anche se in America i repubblicani sono col mitra in posizione e come al tempo di Busc stanno sempre dalla parte delle guerre. Ma quest’ultimo giovane Presidente d’America, pur sapendo che i problemi non sono solo le guerre, si riallaccia alla pazienza del grande popolo dei suoi elettori, per dire: ” le conseguenze di cio’ che stiamo e andremo a fare si vedranno tra qualche anno.”

In America la deriva dei repubblicani è simile “al rantolo” delle sinistre. In un momento in cui tutti dovremmo volere la stessa cosa, cioè uscire dalla recessione più in fretta, la sinistra italiana perde tempo a deridere i passi da falco del nostro Premier e le sue storie private. Con lo stesso tono degli ultimi quindici anni, balbetta o urla nelle piazze per stroncare quasi tutto quello che viene dal governo di centro destra, non fermandosi neanche di fronte al disastro del terremoto che ha squarciato il cuore e le case di migliaia di italiani abbruzzesi, seminando vittime.

La notte del 6 aprile di quest’anno, dopo cento anni e quattro mesi dal terremoto di Reggio e Messina, un altro fremito della natura sconvolge il sonno di una Italia “terra ballerina”. A quel fatidico evento sullo stretto di Messina, se ne aggiunge un altro e le atmosfere in Abruzzo, sono drammatiche. Tutti i riflettori sono puntati sulle ultime macerie; nel 1908 erano andati giù uomini, case e patrimonio artistico, poi su Reggio un onda lunga del mare aveva coperto ogni pietra; adesso più di qualcosa ci fa ricordare ciò che è rimasto indelebile sui tanti libri d’epoca. E noi del sud d’Italia quei libroni con foto in bianco e nero li custodiamo come delle reliquie. Il velo che incornicia il volto della donna dell’Islam è un simbolo di femminilità, di tradizione culturale, l’esasperazione del Burka invece una nuvola nera che avvolge occhi stupendi per occultare una presenza sacra.

Quando qualche anno fa percorrevo con Aless, in treno, il tratto Londra- Canden Town, due donne difronte a noi dormivano indisturbate. Non c’era traccia del loro corpo, erano murate dentro un velo nero; forse trattenevano nel loro cuore un grave lutto, pensai, figlie di un malessere sociale provenivano da terre profanate, amministrate dall’odio e dalla violenza.

Mi distrassero due bionde, forse gemelle o amiche, che erano sedute accanto a mia figlia: scosciate e bianchicce mostravano dal decoltè nero il loro seno prorompente. Due estremismi: le une portavano sotto quel manto nero con due buchi sugli occhi, rassegnazione, paura e dolore, le altre superficialità, indifferenza e ostentazione. Un Dio dell’umiliazione e Madonne disincantate ecco cosa scorre sotto i nostri occhi, giornalmente… Mi rendo conto che l’unico binario da seguire sia il buon senso; non è mai troppo tardi per afferrarci alle vie di mezzo.

Credo che Gesù e Maometto si siano rivolti agli uomini per renderli liberi anche dal dolore e dalla superficialità. Nessun Dio mura le donne per tenerle in soggezione e nessuna Madonna ostenta seni senza latte…

Se scomparisse la diversità dei costumi e delle religioni il nostro cervello si fiaccherebbe. Ho paura di un mondo in cui tutti facciano la stessa cosa. Nell’Universo ci sono altri mondi, in terra si fa ciò che facciamo noi e in cielo probabilmente il Nulla… l’atomo ritorna a riposarsi sotto forma di Niente… che è poi la vera Luce da cui proveniamo. Un granello di polvere che si consuma e diviene Niente assoluto. Musica celeste… Per dormire in pace la notte, questo è talvolta un pensiero che mi accarezza…Poi ce n’ è un altro che contraddice quello precedente o forse lo spiega meglio. Ho il coraggio stamane di confessare la mia fede nell’invisibile… Da Londra è forse piu’ facile tirare fuori da me quel Mistero che fa della nostra vita un atto unico avvolgente.

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