Larghe intese

Sto seguendo in TV un servizio sui cibi calabresi e sui tessuti fatti al telaio. Vecchie donne che si porteranno nelle loro tombe, pazienza, passione e antica saggezza.
Mani che impastano farine integrali e col ferretto tirano i maccheroni che in tutto il mondo sono conosciuti e consumati soprattutto col sugo di maiale o di capra e peperoncino. Donne antiche che ci mettevano il cuore e la pazienza in quella smania delle mani, che in poco tempo riuscivano a creare non solo cibi, ma corredi e corredini per i più piccoli.
Ricordiamo in questi servizi tutto un mondo che va scomparendo ma sappiamo che proprio quel mondo adesso ci viene incontro, si sta risvegliando. La salvezza è proprio come al solito nelle nostre radici.

Abbiamo, in questi ultimi capitoli di storia, un risveglio verso l’arte contadina e dappertutto si cercano cibi organici e prodotti artigianali.
E’ iniziato un certo distacco dai prodotti industriali. Quando si fa il pieno dei consumi e le comodità e l’abbondanza debordano, si arriva al crac e tutto evapora in indigenza.
Ecco che ritornano le forme essenziali. Un piatto unico a tavola speriamo di poterlo consumare fino alla fine dei nostri giorni! E con allegria. L’ingordigia lasciamola ai bulimici che purtroppo sono seriamente disturbati.

Da più di cinque mesi siamo governati dalle larghe intese, ma il malessere non tende a fermarsi. Il governo si arrabbatta ma, anzicchè darci fiducia per una ripresa, pare un imbroglio, un patto tra due schieramenti che mentre danno l’impressione di lavorare per il bene del Paese si inciuciano col gusto di tirare la corda e continuare a scaldare le loro poltrone ben remunerate. Intanto fuori tra i cittadini la voglia di farcela c’è, ma la disperazione si annida tra i più deboli e porta spesso a gesti estremi.

Il canto monotono dei telegiornali coinvolge giovani e vecchi.
Ad aggiungere più guai al Paese ci sono i rifugiati provenienti dalle primavere arabe che, dall’Africa, dalla Siria, dall’Egitto e da altre regioni sconquassate, arrivano su barconi fradici in cerca di pietà.
E noi, che malgrado tutto abbiamo ancora il necessario e i più fortunati anche il superfluo, ci sentiamo davvero privilegiati e impotenti.
Continuiamo a fare qualche bonifico per i bambini dell’Africa per avere la coscienza apposto, portiamo vestiti e sciarpe nei punti di raccolta per i desaparesidos e mentre aiutiamo questi nostri fratelli, siamo consapevoli che nel mondo tutto sta andando al rovescio.
La recessione ci ha tolto il gusto di andare avanti con più fantasia.

Il novecento e il nuovo millennio hanno seminato guerre, morti, prevaricazioni e sfruttamento. I diritti dei più forti, dei predatori e dei tiranni, hanno odio e vigliaccherie. E le banche ne hanno approfittato per tessere trappole ai governanti e ai cittadini. Adesso sono loro che muovono le pedine di questo gioco sleale e maligno. Quale potere diabolico sta dominando il mondo? Facendo un consuntivo spicciolo, sono proprio i banchieri americani che, dalla terra di Cristoforo Colombo, hanno innescato le prime bombe.
E adesso noi, bombardati ogni giorno da notizie catastrofiche, ci siamo rifugiati nelle nostre case, per paura di essere assaliti dall’angoscia di essere depredati dei pochi spiccioli che ci rimangono in tasca.
Malgrado tutto amiamo la vita e, con una certa allegria, andiamo al mercato perlopiù quando i prezzi calano alla fine della mattinata. Ciò che non tende a diminuire è la rabbia, tra i cittadini di tutti gli schieramenti politici, la rabbia che avvolge i pensieri, perchè l’immoralità è diventata il cancro giornaliero.

Si è allungata la vita dei malati e si guarisce anche da molti tumori, ma le malattie sociali aumentano a dismisura e pare sia più difficile tentare di sconfiggerle. Stando così le cose ci aggrappiamo alle parole dell’ultimo Papa che è veramente un grande Curato.
Le sue parole si rivolgono a tutti senza ombra di minacce, scomuniche o finzioni. Si rivolge soprattutto agli ultimi e a chi è preda non tanto del peccato, ma dalla miseria morale.

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