Ritorno a Reggio

Ritorno a Reggio domenica uno giugno. Dall’Aeroporto di Hethrow, mi lascerò alle spalle Londra.

Andando qua e là in questa città dove vive più di un terzo della popolazione britannica, con l’aggiunta di stranieri e stranieri che si integrano più facilmente che altrove, ho pensato che ancora in Italia il cammino è lungo.

Non mi è parso che lo smog del passato abbia minimamente influenzato il respiro degli ultimi londinesi. Sono cordiali sempre, il loro sorriso attira e l’abitudine all’ospitalità la si legge in viso. C’è uno spirito davvero cosmopolita ovunque e i tanti obama si bilanciano con altre razze, forse sono i più integrati perchè sono qui da più generazioni.

Quello che colpisce di questa città è il fascino del vecchio e il nuovo mondo in sintonia… Non si è snaturato niente; i pub tipici inglesi hanno finanche intatta la polvere appiccicata ai vecchi divani non restaurati. E i lampadari a gocce di cristallo illuminano appena i volti dei giovani e anziani che, con un bocale di birra o un affusolato bicchiere di gin, si inebriano al suono di musica tecno… Poi però, fuori e dappertutto, i problemi che attanagliano il mondo sono gli stessi, non mancano le retate della sicurezza e le medesime rivendicazioni sociali.

Una mattina, mentre attraversavo Old Steet, tre poliziotti hanno accerchiato e steso sotto i loro talloni, un giovane di colore nei pressi di una banca… A Londra si inquisiscono i politici che si sporcano le mani anche per quattro soldi: fa scandalo rubare pure la farina del vicino di casa…

Noi itaiani invece abbiamo pronte le bugie ad ogni occasione e ne sappiamo una più del diavolo per scagionarci… Siamo un popolo fantasiono, creativo e più bugiardo. In Italia quando si vuole creare uno scandalo per stendere un avversario più forte, si allestiscono dei veri e propri teatrini che poi il popolo segue col gusto o l’amarezza di volere sapere come andrà a finire. Si creano scandali anche per presunti amori illeciti e meglio ancora se incestuosi!

Ma dappertutto è forse la stessa cosa. Qui a Londra l’immagine della famiglia reale ha subito urti, scossoni e spesso offuscamenti; caduta di stile e contraddizioni hanno distinto una corona che però è il vero collante della politica di Londra, anche se il governo di Brown è più progressista che conservatore…

In questa mia veloce e superficiale impressione, guardando i grattacieli che in questi ultimi anni crescono nella Sity, ho iniziato a comprendere il fascino di Londra. In un club il “The Den” le tre piste da ballo erano disposte su due piani e tutti si muovevano, proprio col gusto del ritmo tecno, duro, ma anche melodico. Ballavano come se la musica venisse dall’interno delle loro vene. Tra i Digej c’era Aless che suonava anche le sue musiche. Mi sono sentita a mio agio ed ero attirata finanche dalle pitture che riproducevano in maniera grottesca visi di donne. Il locale è stato uno storico locale di Londra. Una mentalita aperta, progressista, spensierata, grottesca e a volte infantile si mescola solo un po’ con la cupezza dei tempi.

Da quando misi piede per la prima volta nel ’96 a Londra, mi accorgo che i palazzi anche qui sorgono come funghi accanto alle vecchie case vittoriane e ai quartieri popolari, tutti circondati dagli stessi larghi, sterminati parchi verdi. Negli ultimi tempi la gente che tende una mano per chiedere l’elemosina è aumentata, prima mi stupiva come fosse raro incontrare un elemosinante, adesso anche qui il poveraccio elude la sorveglianza e ubriachi e sobri, giovani e vecchi hanno un’aria più smarrita. E i negozi, grandi catene e gruppi di multinazionali, non sono gremiti; gli acquirenti prima di mettere la mano nelle loro tasche ci pensano …Recessione, recessione forse fai bene a tutti!

Salendo sui Bus londinesi a due piani, ti auguri che non gli cambino il colore, no! il rosso è il colore di questa città; resistono solo poche cabine telefoniche che romanticamente trasudano memoria di un passato meno frenetico. E poi una cosa che qui via via ti sparisce è il provincialismo che ci portiamo dietro, soprattutto chi vive in una regione come la mia, bella come Venere ma vecchia e monotona come una antica stazione di periferia..

La Calabria, Reggio, hanno di bello il mare e la montagna, ma poi ad ogni stagione che muta, ad ogni cambiamento che le ultime generazioni si industriano a fare, con occhi informati e l’amore nel cuore, col proposito di creare con soldi e bacchette magiche… poi… come la tela di Penelope, in un baleno, il diavolo di turno, inbroglia, sfilaccia e dipana per non perdere il suo bene prezioso: la mafiosità.

Ritorno in Calabria perchè è lì che ho le mie radici, ma questo è proprio da verificare. Quando rinascerò con più dettagli cercherò di essere meno approssimativa in tutto… Nei miei spostamenti, fin da ragazzina, sono stata attratta dai costumi d’epoca, dalle cattedrali, da vecchi e sporchi vicoli, dai castelli di pietra e dall’erba fresca di un prato…Entrando nelle chiese anglicane di Londra, nella casa di Charles Dickens, al British Museum e soprattutto guardando il verde melmoso del Regent’s Canal, mi pareva che qualcosa si rimuovesse, ritornasse in vita attraverso quel cielo un po’ grigio, baciato appena dal sole…

Advertisements